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Uno spettacolo per riflettere sui valori della dignità e del rispetto

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Martedì 28 novembre gli studenti e le studentesse delle classi 3^ AER B, 4^ AER C e 4^ TEL B del nostro Istituto si sono recati/e presso l'Auditorium Centro Culturale delle Grazie per assistere allo spettacolo teatrale "Tutto quello che volevo. Storia di una sentenza” di e con Cinzia Spanò. 

Lo spettacolo è stato introdotto dall’Avv. Pina Rifiorati, consigliera del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Udine che ha organizzato l’evento nell’ambito del progetto delle scuole in rete “Il piacere della legalità? Mondi a confronto”.

Uno spettacolo forte e di grande impatto emotivo che ha colpito gli studenti e le studentesse per le tematiche trattate e grazie alla coinvolgente, intensa e appassionata interpretazione dell'attrice.

In un lungo monologo, l’attrice, ha raccontato le vicende che hanno portato al caso diventato celebre con il nome “Baby squillo”. Una storia tragica che vede come protagoniste due ragazzine di appena 14 e 15 anni, frequentanti uno dei migliori licei della capitale, che dopo la scuola si prostituivano in un appartamento dei Parioli, quartiere tra i più benestanti di Roma. Il caso ebbe una fortissima eco mediatica anche per via dei “clienti” che frequentavano le due ragazze, professionisti affermati e benestanti, di livello culturale medio-alto, insospettabili padri di famiglia.

Lo spettacolo ripercorre gli eventi, dall’adescamento delle ragazze, fino al processo tenutosi in seguito, e all’incontro tra una delle due ragazze e la giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi nella causa che vedeva come imputato uno dei “clienti” della giovane e ad esprimersi anche sul risarcimento del danno per la stessa.

La giudice in una sentenza coraggiosa che ha fatto il giro del mondo si è chiesta: come può il danaro proveniente dall’imputato, il mezzo cioè con cui ha reso la minore una merce, rappresentare per quella stessa condotta il risarcimento del danno? E’ la violazione della dignità di persona e di donna che va risarcita e la dignità non ha prezzo, non è monetizzabile, per evitare che il denaro diventi, per lo stesso imputato, misura della dignità dell’adolescente, che nessuna cifra potrà mai restituire.

La giudice con questa sentenza giunge alla difficile decisione di condannare l’imputato ad un risarcimento inusuale, mai visto prima, non una somma di denaro, bensì l’acquisto di libri e film per la minore, individuando così l’unico strumento capace di restituire dignità e libertà, ossia la conoscenza. 

Con l’ausilio di 30 libri, scritti in gran parte da donne, che costituiscono patrimonio dell’intera comunità umana,  la giudice ha voluto fornire alla giovane uno strumento per acquisire la consapevolezza della sua dignità di persona, scegliendo testi “con contenuti volti a sostenere una relazione tra i generi fondata non sul rapporto di potere di un genere sull’altro ma sul rispetto che nasce dal riconoscimento delle diversità e della dignità altrui, dal fatto che la donna non è un corpo da comprare…”.

Si legge nella sentenza: “È nei libri delle donne e sulle donne che l’hanno preceduta e che hanno dovuto faticosamente guadagnare, come Laura, la loro libertà di scelta e la loro autonomia intellettuale, aldilà delle strade concretamente percorse, che la giovanissima potrà trovare, se lo vorrà, strumenti di conoscenza, modelli e una tra le tante opportunità per comprendere la sua storia, quella della sua città, del suo Paese e del mondo in cui vive. Nell’elencazione dei testi e dei film che sono stati individuati ed indicati nel dispositivo cui si rinvia, tra i milioni possibili e senza alcuna esaustività, vi sono testi di storia, di filosofia, di letteratura, di critica letteraria, di poesie, di studi, di saggi sulle radici culturali del pregiudizio nei confronti delle donne e sulla profonda influenza dei condizionamenti sociali nella formazione dell’identità femminile e delle sue successive scelte. Attraverso libri e film, la persona offesa di un reato che è stato commesso ai suoi danni proprio in quanto donna ed adolescente, priva di strumenti di difesa e di alternative culturali, potrà, con una propria condotta positiva e volontaria, cioè la lettura, appropriarsi, solo se lo riterrà, di quelle storie e di quelle elaborazioni, per servirsene un giorno come grimaldello per esprimere tutta la propria libertà ed autonomia di pensiero e di scelta. Anche discostandosene, criticandoli, aggredendoli intellettualmente perché chiudono o aprono orizzonti e prospettive tanti quanti sono i lettori e le lettrici ed i loro pensieri o modi di vedere. Si tratta di autrici che, talvolta in solitudine, hanno proposto le loro visioni del mondo e le loro domande nelle diverse branche del sapere così rendendo più articolato e complesso il quadro culturale tanto da consentire, per ciò solo, il progresso dell’intera umanità e del suo articolato pensiero. Alcune di quelle autrici hanno anticipato, colto e accompagnato le profonde trasformazioni della storia anche pagando con la propria vita o con l’isolamento sociale perché portatrici di un progetto di rinnovamento che ha investito con forza la soggettività non solo delle donne ma anche degli uomini. Laura appartiene a quei libri in un legame che, anche inconsapevolmente, crea un mutuo patto tra le generazioni, in quanto appartiene a quella straordinaria ricchezza interpretativa ed artistica. “Perché i capolavori non sono nascite isolate e solitarie; essi sono il risultato di molti anni di un pensare in comune, di pensare avendo accanto a sé la gran parte del popolo, sì che l’esperienza della massa si raccoglie dietro a quella singola voce” (Virginia Woolf, “Una stanza tutta per sé”, pag. 79, 2013, Milano). Si offre alla vittima vulnerabile di un reato tanto grave, non certo un inammissibile indottrinamento, ma solo uno strumento finalizzato ad un processo di acquisizione di consapevolezza, che pone al vertice la sua dignità umana. Laura potrà o meno cogliere ed accogliere questa offerta, sentendosi a pieno titolo parte di quella ricchezza culturale che le sue madri intellettuali le hanno regalato, così aprendo la propria vita ad un’esperienza di libertà consapevole che solo la conoscenza le permette”.

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