Tu sei qui

La perdita dell’innocenza della scienza

StampaSalva .pdf

Martedì 21 novembre l’Aula Magna del nostro Istituto è diventata il palcoscenico della rappresentazione “La Sfinge: dialogo su Enrico Fermi”, scritto e interpretato dagli attori della compagnia teatrale “L’Aquila Signorina” di Bologna. Allo spettacolo hanno assistito tutte le classi quinte della sezione Liceo delle scienze applicate.

Lo spettacolo ha come protagonisti la moglie di Fermi, Laura Capon, e il fisico italiano Franco Rasetti, compagno di studi di Fermi e suo collaboratore nella famosa Scuola di fisica di via Panisperna. I due personaggi si incontrano per rilasciare un’intervista radiofonica in occasione della prima conferenza sull’Atomo di Pace tenutasi a Ginevra nel 1955, ma ben presto le vecchie divergenze maturate principalmente negli anni del soggiorno statunitense si fanno nuovamente sentire. Franco Rasetti, contrariamente a Fermi, non ha infatti mai partecipato al progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica, giudicando che la fisica e più in generale la scienza debbano sempre rispondere alla morale. Laura Capon, invece, pienamente decisa a difendere la memoria del marito, Fermi è infatti morto da un solo anno, ribadisce che la costruzione della bomba atomica è stata di fondamentale importanza per la difesa della democrazia e della stabilità del Mondo così gravemente minacciati dalle dittature totalitarie durante la Seconda Guerra Mondiale. La vicenda narrata procede in un intenso dialogo che mette a fuoco il tema della responsabilità dello scienziato. Alla fine i protagonisti, incapaci di trovare un punto di vista comune sulla questione, si lasciano con freddezza e distacco.

La rappresentazione, in prima battuta, ha offerto un ritratto originale della storia di due grandi fisici del Novecento, illustrandone la grandezza ma al tempo stesso le contraddizioni e la fragilità umana. Lo spettacolo – che volutamente non dà giudizi espliciti sulle due figure – ha proposto soprattutto un importante momento di riflessione sulla responsabilità dello scienziato nell’impiego della scienza per fini bellici. La riflessione è a tutt’oggi estremamente attuale e può essere facilmente estesa a svariate conquiste scientifiche che hanno coinvolto il rapporto scienza e società a partire dal Dopoguerra. Sono, per esempio, temi ancora caldi quelli riguardanti le prospettive aperte dall’utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e persino nelle nostre vite o dall’impiego dell’ingegneria genetica per generare nuove specie viventi e non solo. Tutto questo sempre più spesso ci spinge a chiederci se e quali limiti si debba porre al cammino della scienza nel tumultuoso progresso da essa determinato nell’ultimo secolo.

 

Contenuto in: