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“Tutto quello che volevo. Storia di una sentenza”

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Durante la mattinata di mercoledì 7 dicembre gli studenti e le studentesse delle classi 2^ TLA A, 2^ TLA C e 4^ AER C del nostro Istituto si sono recati presso l'Auditorium Zanon per assistere allo spettacolo teatrale "Tutto quello che volevo. Storia di una sentenza” interpretato da Cinzia Spanò. Lo spettacolo è stato introdotto dall’Avv. Pina Rifiorati, Presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Udine che ha organizzato l’evento nell’ambito del progetto delle scuole di rete “Il piacere della legalità? Mondi a confronto”.

Uno spettacolo forte e di grande impatto emotivo che ha colpito gli studenti e le studentesse per le tematiche trattate e grazie alla coinvolgente, intensa e appassionata interpretazione dell'attrice.

In un lungo monologo, l’attrice, ha raccontato le vicende che hanno portato al caso diventato celebre con il nome “Baby squillo”. Una storia tragica che vede come protagoniste due ragazzine di appena 14 e 15 anni, frequentanti uno dei migliori licei della capitale, che dopo la scuola si prostituivano in un appartamento dei Parioli, quartiere tra i più benestanti di Roma. Il caso ebbe una fortissima eco mediatica anche per via dei “clienti” che frequentavano le due ragazze, professionisti affermati e benestanti, di livello culturale medio-alto, insospettabili padri di famiglia.

Lo spettacolo ripercorre gli eventi, dall’adescamento delle ragazze, fino al processo tenutosi in seguito, e all’incontro tra una delle due ragazze e la giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi nella causa che vedeva come imputato uno dei “clienti” della giovane e ad esprimersi anche sul risarcimento del danno per la stessa.

La giudice in una sentenza coraggiosa che ha fatto il giro del mondo si è chiesta: come può il danaro proveniente dall’imputato, il mezzo cioè con cui ha reso la minore una merce, rappresentare per quella stessa condotta il risarcimento del danno? E’ la violazione della dignità di persona e di donna che va risarcita e la dignità non ha prezzo, non è monetizzabile, per evitare che il denaro diventi, per lo stesso imputato, misura della dignità dell’adolescente, che nessuna cifra potrà mai restituire.

 La giudice con questa sentenza giunge alla difficile decisione di condannare l’imputato ad un risarcimento inusuale, mai visto prima, non una somma di denaro, bensì l’acquisto di libri e film per la minore, individuando così l’unico strumento capace di restituire dignità e libertà, ossia la conoscenza. 

Con l’ausilio di 30 libri, scritti in gran parte da donne, che costituiscono patrimonio dell’intera comunità umana,  la giudice ha voluto fornire alla giovane uno strumento per acquisire la consapevolezza della sua dignità di persona, scegliendo testi “con contenuti volti a sostenere una relazione tra i generi fondata non sul rapporto di potere di un genere sull’altro ma sul rispetto che nasce dal riconoscimento delle diversità e della dignità altrui, dal fatto che la donna non è un corpo da comprare…

Al termine dello spettacolo, dopo i calorosi applausi, si è svolto un dibattito tra gli allievi e le allieve presenti, che hanno rivolto numerose domande alla bravissima interprete Cinzia Spanò, rendendo anche questo momento altamente significativo e formativo.

 

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