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Le opere di Safet Zec raccontano l’Esodo all’Abbazia di Rosazzo

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In un periodo storico come quello in cui stiamo vivendo, l'ignoranza e la superficialità con il quale viene affrontato il tema dell'immigrazione porta spesso alla distorsione del vero problema. Ogni giorno infatti migliaia di persone partono in un difficile e pericoloso viaggio guidati dalla speranza di avere un futuro migliore.

Per riportare alla mente il vero volto di questa problematica, dopo Parigi e Roma, nell’Abbazia di Rosazzo è stata allestita una mostra di numerose opere e bozzetti preparatori dell'artista bosniaco Safet Zec. Le opere di maggior rilievo sono quelle del celebre ciclo intitolato “Exodus. Arte per credere” ispirato al famoso naufragio della fregata francese sulle coste della Mauritania.

Noi, studenti delle classi 3^ e 4^ LSA/B, nella giornata del 10 maggio, abbiamo avuto il privilegio di vederla quella mostra, dove l’arte si è fatta carico di raccontare per immagini vere, seppur drammatiche, le ingiustizie culturali del nostro tempo.

Nonostante le attenzioni del visitatore siano condotte verso l'interpretazione che il pittore ha voluto dare al tema dell'esodo, altrettanta abilità tecnica e artistica emerge dalle bozze raffiguranti commuoventi scene quotidiane, ambientate nella tragica cornice della guerra in Bosnia. Il tema del cibo e della fame identificati nella rappresentazione simbolica di un pezzo di pane, le bottiglie di plastica prive dell’acqua da bere, i barattoli di latta contenenti i fiori dei gerani della terra bosniaca, i gesti amorevoli, ma dolorosi di carezze rubate. Le tematiche nei dipinti di Zec sono sapientemente rappresentate da un dettagliato studio della prospettiva e conoscenza della figura umana, su tele originalmente composte da materiali semplici, come parti di quotidiani e carta riciclata.

Sviluppato su enormi teleri parietali, il ciclo Exodus è raccontato con scene cariche di tensione e terrore che vissero i 150 sopravvissuti al tragico naufragio. Così le magnifiche rose bianche coltivate nel bellissimo contesto dell’Abbazia , divengono sfondo di un'importantissimo ritrovo culturale, che consente di aprire gli occhi verso la tragica realtà odierna e che vede decine di “esodi” come quello dipinto dall’artista, susseguirsi giorno dopo giorno.

Ringraziamo la Fondazione dell’Abbazia di Rosazzo di averci ospitato e un grazie particolare va a Piero Furlani e Giuliano Pavan, appassionati d’arte e curatori della mostra, che ci hanno intrattenuto ed illustrato il percorso espositivo, durante tutto la mattinata. Con il supporto delle docenti Ofelia Croatto e Paola Palumbo, avremo modo di raccontare le impressioni e restituire le emozioni di quella giornata, proponendo un evento culturale presso l’Abbazia di Rosazzo, nel prossimo autunno.

Testo e foto degli allievi delle classi 3^ e 4^ LSA/B (Marta Flaugnatti, Federico Piccinin, Abelli Alessandro, Michael Fanzutti, Tommaso Luca Filippi).

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