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Io che scrivo quel che sono io

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Quante volte mi sarà capitato di leggere o ascoltare critiche di intellettuali o opinionisti che reputano la mia generazione ormai incapace di scrivere?

Non posso dar loro torto, ma sono certo che vi è un campo della scrittura che metterebbe in crisi persino loro: l'autobiografia. Scrivere di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri ricordi, dei propri sentimenti. Un “prezioso lavoro di scavo interiore”, fino quasi a giungere al “nocciolo esistenziale”, alla “fonte originaria della propria umanità”. Descrivere il mondo esterno già spesso ci risulta difficile, ma sondare l'interno del nostro io sembra quasi una sfida impossibile. Già porci la problematica e non rimanere indifferenti o impauriti però è un passo decisivo, e questo viene offerto a noi studenti del Malignani proprio grazie a un corso ad hoc curato dalle professoresse Antonella Sbuelz e Barbara Esente. ”Scrivo dunque sono”: un percorso condiviso che mira a sollecitare la nostra personale “esplosione vulcanica”, perchè, ne parlo da diretto testimone, spesso “vedersi e riconoscersi nero su bianco” su un foglio è complesso e può persino fare male, ma è impressionante per la libertà e la gioia che si sperimentano e risulta certamente molto utile alla maturazione umana personale. Anche la condivisione con i compagni di corso diventerà un momento atteso e prezioso in cui confrontarsi con gli altri e riconoscersi talvolta nelle loro emozioni, nei loro sentimenti e nelle loro aspirazioni. Come già accennavo prima, non siamo soli in questo cammino di ricerca emotiva interiore: abbiamo ricevuto dei validissimi spunti non solo dalle professoresse ma da diversi graditi ospiti, quali: Paolo Medeossi con la “valigia narrativa” del terremoto del 1976, Gian Mario Villalta e Alerto Garlini, scrittori e curatori di “Pordenonelegge”, il poeta Alessandro Canzian con il suo coraggio di piccolo editore (Samuele), lo scrittore Mauro Covacich, il coivolgente poeta Davide Rondoni e siamo in attesa della scrittrice Chiara Carminati. Il lettore avrà notato l'apparente contraddizione fra i termini “interiorità personale” e ”percorso condiviso”. È però davvero affascinante constatare che diventiamo più esperti della nostra umanità quando veniamo messi più spesso a contatto con quella altrui. Ciò è realmente possibile attraverso l'ascolto e la lettura, che sono i capisaldi di una buona scrittura. Occorre immergerci negli altri per capire chi realmente siamo. È stato bello avere questa possibilità, è stato bello averla colta al volto.

Matteo Ranieri

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